Sulle solide fondamenta del nostro passato, le acquisite
conoscenze hanno perso il loro valore orientando le persone, a vivere la vita in
maniera totalmente distaccata, come fossero estranei ad una società che gli
appartiene, là dove, alla fine, i rapporti umani sono praticamente inesistenti.
Camminavo in compagnia dei miei pensieri quando
nell’attraversare il parco il mio vedere si fermò su di un anziano seduto su di
una panchina in compagnia del suo bastone. Mi soffermai ad osservarlo in
lontananza in quanto l’interesse ch’egli mi suscitò, fu indotto dal suo strano
modo di giocare col suo bastone, in particolare con la punta. Tentava di
raccogliere i sassolini del viale quelli che avevano la stessa pezzatura per
poi radunarli in un punto stabilito come a formare una duna. Mi dette l’impressione
che avrebbe voluto farlo con le mani, come nel gioco di un bambino con le
ginocchia per terra e le sue piccole dita a cercare di setacciare quei granelli
del sentiero, uguali per colore e dimensioni.
Al tempo stesso pensai che probabilmente quando era
piccolo, forse quello era uno dei suoi giochi e adesso, non potendosi più
curvare né stendersi sul selciato, usava la punta del bastone come se fosse la
punta del proprio dito. Un’altra cosa m’incuriosì di quest’uomo ed era l’attenzione
che rivolgeva alle persone che passavano di fretta e manco lo degnavano d’uno
sguardo, come non ci fosse. Mentre lui, li osservava molto bene. Sì, badava ai loro
movimenti frettolosi ma in più alzava gli occhi e li scrutava attentamente in viso.
L’immaginazione, mi colse immediatamente ed iniziai
a vivere un film che era tutto mio. I sassolini, tutti uguali per forma e
colore, erano gli anni che gli erano scivolati di dosso, tutti uguali, il
dosso, il cumulo del tempo sulle stanche membra. In un breve periodo di pausa
che si dedicò, notai i suoi occhi. Erano profondi e saggi di chi realmente la
vita l’ha vissuta e, di immagini veramente ne han viste tante. Collegai i miei
pensieri, incollai le immagini e diedi vita al proseguo della pellicola. Quell’anziano,
osservava i volti di chi era di lui più giovane e scorgeva solchi scavati dall’invidia,
serbati in corpo da anni ed anni celati da sorrisi fugaci - specchi per le
allodole- terreno fertile per far attecchire radici marce di un’esistenza morta
ancor prima d’essere goduta perché soffocata da perfidia.
La tecnologia, di certo non ha contribuito nell’aiutare,
anzi; l’uomo ha smesso di evolversi, soggiogato dalla folle corsa dei tempi
moderni, da posizione eretta si è ritrovato seduto, come un pilota vincente di
formula Uno, alla guida della macchina in toto intergalattica, la più evoluta: il
“personal computer o per i più sfaticati, il pc. All’avvio, “start” a seconda
se di casa madre inglese, comincia il viaggio, un autentico distacco dalla
realtà. Ore ed ore inseguendo mete irraggiungibili al fine di appagare la
propria sete e fame di curiosità. Nella corsa veloce, si passa attraverso la
fibra ottica o Adsl – tipo di connessione- come in un film di fantascienza, percorrendo
un circuito alquanto contorto nei meandri della rete “web”. Al tempo stesso, qualsiasi
cognizione viene automaticamente azzerata, come avviene nei rapporti tra le
persone.
Con l’utilizzo di una tastiera, s’instaurano rapporti
bidimensionali con entità dal nome fasullo –nick name- e la buona maniera di
guardare l’interlocutore negli occhi mentre ti parla, è pura preistoria, dimenticata
negli abissi della rete. Si fissa soltanto uno schermo piatto controllando frasi
scritte tecnologicamente “digitate” ed anche l’uso della stilografica, va a
rinfoltire l’epoca remota.
Relazionarsi al giorno d’oggi, avviene per lo più mediante
lo scambio di pensieri sintetizzati in una “chat” guai ad usare il telefono per
parlarsi, comunicare! Si preferisce mandare un messaggio, un SMS o short
message, oramai questa è la prassi frequente anche ai meno giovani che a tutti
i costi, vogliono rimanere al passo coi tempi.
Abbiamo così, riscritto i Dieci Comandamenti e la
parola letta più spesso è: - immettere username “nome utente” e password “parola
di sicurezza” – il tutto in un combo box – una casella combinata composta da
due stringe o righe-
Dato l’invio o Enter, inizia il nostro “giro” o tour
e in pochi secondi si dimentica tutto. Come sotto effetto di una potentissima
droga, alieniamo le amicizie reali e perfino l’amore più caro pur di godere
appieno quell’attimo assoluto ed ignoto che i tempi moderni ci danno.
Spegnendo la macchina dell’illusione, puntualmente
si riproporrà la solitudine! Quella non abbandona mai è la nostra ombra e pur d’evitarla
siam pronti ad un altro giro, un altro sballo.
15 Dicembre 2014 © Salvatore Brigante
Nessun commento:
Posta un commento